Curare la Paura di Volare in Areo

Adattato da articolo pubblicato il 09.05.2011 su RIMINI DONNA, RD Editore da Rimini Comunicazione srl

scritto dal Dr. Andrea Ronconi Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo titolo originale: "Paura o Fobia di Volare in Areo? "

 

L’esperienza di paura, anche quando considerata adattiva, si manifesta con un improvviso aumento del ritmo cardiaco, della tensione muscolare e della frequenza respiratoria. Sul piano mentale si modificano i contenuti dei pensieri, la memoria, lo stato di coscienza e l’attenzione diviene più selettiva nei confronti della situazione che l’ha scatenata. Quando una persona reagisce con paura o panico pur in assenza di un reale pericolo, possiamo ipotizzare la presenza di una fobia.

Chi sviluppa una fobia riconosce di provare paura ed ansia esagerate allo specifico contesto. Se venisse posta difronte alla situazione temuta cercherà di fuggirne ovvero di evitarla. Cosi una semplice paura può trasformarsi in una fobia limitando sempre più la vita della persona che ne soffre, portandola ad evitare, per esempio, di salire su un aereo, su una barca, su un treno o di andare a teatro, al cinema, al ristorante, fare il bagno al mare, ecc. tutte attività che prima erano percepite come piacevoli.

Una volta iniziata la fobia queste attività, un tempo percepite come piacevoli dalla persona, divengono fobogene e saranno evitate sistematicamente. Le ricerche condotte dalla scienza psicologica hanno permesso di identificare diverse cause delle fobie, di queste conoscenze ottenute dalla sperimentazione si servono gli psicoterapeuti dell’approccio cognitivo-comportamentale per diagnosticare e trattare questi disturbi d’ansia. Nonostante i disastri aerei appaiano meno probabili rispetto alle morti dovute, per esempio, da incidenti automobilistici, ci sono persone che temono che l’aereo possa precipitare, percependolo come un mezzo di trasporto che non possono in alcun modo controllare.

 

Altre, essendo claustrofobiche, hanno più paura di dover rimanere fermi per un certo periodo di tempo e in uno spazio limitato e chiuso durante un viaggio in aereo. Chi soffre di agorafobia, invece, prova la paura di non poter essere aiutato nel caso in cui si sentisse male. Inoltre, queste persone potrebbero soffrire di un certo grado di ansia sociale, temendo di vergognarsi, mostrando agli altri i segni del disagio come per esempio rossore del viso e sudorazione eccessiva. Si è soliti identificare il decollo e l’atterraggio come le fasi del volo nelle quali possono manifestarsi più spesso crisi di ansia o di panico. Anche le turbolenze, i temporali, il vento forte e la nebbia aumentano il disagio emotivo in aereo. Ci sono diverse modalità che caratterizzano la nascita, il mantenimento e l’aggravamento dell’aviofobia.

 

La prima può avvenire attraverso un apprendimento detto “condizionamento classico”. La persona fa direttamente l’esperienza avversiva, per esempio, viaggiando in aereo si è sentito male a 10mila piedi di altitudine nel mezzo di un volo intercontinentale. L’esperienza avversiva, da quel momento in poi, potrà rendere lo stimolo “areo” e la medesima situazione di “volare” capaci di provocare la risposta condizionata di paura ed ansia molto intense. Un’altra persona può sviluppare evitamento fobico assistendo per caso, sempre in alta quota, il verificarsi di un grave malore al passeggero accanto al lui.

 

Guardare come reagisce un’altra persona mentre esprime un forte disagio perché colpita da un evento avversivo può contribuire a dare inizio allo sviluppo, al mantenimento o all’aggravamento della fobia. Altre persone possono farsi condizionare dal racconto di un episodio terrificante verificatosi durante un volo in areo. In questo esempio la paura è indotta dal trasferimento delle informazioni che descrivono l’esperienza altrui come terribilmente dolorosa e pericolosa. Nell’apprendimento della paura, attraverso la comunicazione, ha un ruolo decisivo la capacità dell’interlocutore di raccontare la storia terrificante in maniera teatrale e cioè gesticolando vivacemente, enfatizzando la narrazione con una mimica facciale esasperata dal disagio.

 

Il potenziale suggestivo del racconto avviene con una comunicazione dei contenuti che non tralasciano i particolari più fastidiosi, negativi o francamente disgustosi. Infine, l’evitamento delle situazioni temute rinforzerà e manterrà l’aviofobia con la conseguenza rinuncia di qualsivoglia volo anche di breve distanza. Nei casi più gravi, il solo sentire parlare di aerei o vedere trasmissioni televisive aventi come oggetto viaggi in paesi lontani potrebbe scatenare paura ed ansie intense. Per contrastare la cronicizzazione delle fobie si apprendono le tecniche di gestione dell’ansia e di rilassamento per riuscire ad esporsi il più a lungo e più frequentemente possibile alle situazioni temute. L’esposizione andrebbe fatta gradualmente partendo dalla situazione meno ansiogena via via fino a quello più temuta.

 

Quando la fobia limita attività di fondamentale rilevanza per la qualità di vita della persona che ne soffre (si viaggia in aereo per lavoro) è bene riconoscerne la gravità e rivolgersi allo psicoterapeuta. Per prevenire che la nomale paura di volare possa trasformarsi in una vera e propria fobia bisognerebbe poter usare l’aereo più spesso possibile, volando almeno di 45-60 minuti consentendo a chi provasse l’ansia di fare il suo normale decorso e scendere a sufficienza per incominciare il processo d’estinzione. Così facendo, l’aereo rimarrebbe un mezzo utile e veloce per realizzare le lunghe distanze dei nostri viaggi facendoci conservare l’opportunità di vivere tutte le emozioni di questa meravigliosa esperienza attraverso le nuvole.

 

 

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