Burnout: esaurimento emotivo, ansia e stress sul lavoro


Ci sono tante persone che soffrono ogni giorno in un ambiente di lavoro dove ci si sente poco protagonisti e quasi inutili. Nell’ultimi tempi il problema della gestione dello stress nel contesto lavorativo si è fatto tanto importante da essere stato aggiunto all'elenco delle diagnosi mediche ufficiali dell'Organizzazione mondiale della sanità, conosciuto con il nome di “burnout”. Subire stress cronicamente, non solo a breve termine, può portare a “bruciarsi” emotivamente ad "esaurirsi". Se lo stress e l'ansia sul lavoro non sono gestite in modo efficace nel tempo, possono influire sulle prestazioni del lavoro.

 

Lo stresso eccessivo può portare la persona che ne soffre a vivere una sensazione di stanchezza cronica, demotivazione, difficoltà di concentrarsi su un compito o un’attività. C’è il rischio di percepirsi impotenti, inefficaci e anche inadeguati a livello di competenze rispetto al ruolo ricoperto nell’organizzazione aziendale. Anche le prestazioni lavorative possono risentirne.

 

Manager e dipendenti svolgono entrambi un ruolo quando si tratta di identificare e gestire il burnout. I dipendenti devono adottare misure per avere efficaci capacità di coping per gestire lo stress. I datori di lavoro possono lavorare per creare un ambiente favorevole ai dipendenti per prevenire altro disagio emotivo e preservare un clima psicologico positivo: identificare i fattori di stress e ridurli o magari eliminarli quando è possibile farlo, assicurandosi che dispongano di risorse sanitarie e di gestione sufficienti ed opportune.

 

Seguono alcuni potenziali campanelli d‘allarme che i manager possono riconoscere per prevenire.

 

Sia che sia un impiegata/o, manager o atra figura in azienda, chi sistematicamente entra per primo in ufficio e poi per ultimo ne esce fuori, quando ormai sono i colleghi e i collaboratori sono già andati tutti a casa propria. Nelle diverse stagioni della vita in aziende possono verificarsi momenti in cui il lavoro richiede lunghe giornate e tante ore di impegno anche più del solito, ma a lungo andare questo “strafare” può contribuire a mettere a rischio di sviluppare un “esaurimento” da eccessivo lavoro. Spingersi oltre l’orario convenzionale e fare gli straordinari per alcune settimane può essere positivo, ma dopo un po' può diventare davvero dannoso per salute, compromettendo anche la capacità di lavorare allo stesso livello di qualità.

 

I manager devono saper separare emotivamente e psicologicamente i due ambiti: il lavoro e dalla vita privata, staccando anche con la mente una volta usciti dall’azienda. Non aver paura di sottolineare e riconoscere a stessi l'importanza di avere una vita privata e delle relazioni extra-lavorative. Importante comunicare chiaramente le proprie aspettative ai propri dipendenti, se si è manager (senior) in una posizione dirigenziale di leadership, mentre si sta trascorrendo lunghe ore nelle serate e nei fine settimana in azienda solo quando questo è proprio necessario.

 

I lavoratori che sono alle prese con il burnout potrebbero avere difficoltà a stabilire le priorità delle attività. Quando qualcuno vede tutto come una priorità molto alta, percepisce un senso continuo di emergenza ed ansia, questo influenzerà anche la capacità di saper attribuire diversi gradi di importanza alle diverse cose da fare. Queste persone possono essere travolte dal susseguirsi dei compiti e delle attività, non riuscendosi più a fermarsi.

 

Nel dare un nuovo incarico o progetto, i manager dovrebbero chiedere ai dipendenti cos'altro stanno facendo o finendo di fare, per aiutare a stabilire delle priorità dei compiti.

 

Quando un dipendente solitamente loquace che spesso partecipa alle riunioni molto impegnato ed entusiasta, improvvisamente diventa non motivato e più silenzioso, può essere un segnale chiaro che quella persona potrebbe essere a rischio di esaurimento sul lavoro. Come se si dissociassero e alienassero: i loro corpi sono al lavoro, ma il loro cuore e la loro anima non lo sono. Vanno avanti come per inerzia, automatismo.

 

Quando il tasso di partecipazione si abbassa e/o anche quando nei loro racconti sul lavoro vengono descritti solo aspetti e momenti negativi, può essere un altro campanello d’allarme che ci fa ipotizzare che la persona stia vivendo una situazione lavorativa caratterizzata a stress, preoccupazioni ed ansie eccessive.

 

Se si chiedesse loro come stia andando un progetto o un’attività ancora in divenire, spesso possono reagire comunicando a monosillabe anche se la risposta meriterebbe una articolazione maggiore.

 

Il disimpegno, la demotivazione e l’assenteismo per cause poco chiare sono segnali di burnout sul posto di lavoro.

 

L’esaurimento emotivo sul lavoro, l’incapacità di gestire lo stress possono portare anche a difficoltà nel mantenere l’attenzione su un compito o un’attività, tanto da comprometterne la qualità dello svolgimento.

 

Tutti commettiamo errori. Ma quando diventano ripetitivi può segnalare un problema. Se continuano a commettere lo stesso errore, questo potrebbe essere un segno di esaurimento emotivo sul lavoro.

 

Il dirigente o manager che avvertisse una certa distanza da un dipendente, può provare (senza fare troppo lo “psicologo”) ad incontrarlo fuori sede come per esempio prendere un caffè o fare una breve passeggiata insieme, lontani dagli occhi indiscreti e curiosi degli altri. Questo comportamento potrebbe dare il messaggio al dipendente sotto stress che il “senior” si sta preoccupando per lui come persona, facilitando un auto-apertura e una comunicazione più umana del solito.

 

Lo sfogarsi sul posto di lavoro è comune e talvolta utile. Ma quando una persona diventa sempre troppo negativa senza offrire soluzioni, potrebbe essere un segno di esaurimento e di blocco adattivo, di incapacità di gestire lo stress del lavoro.

 

Infine un dipendete che è quasi sempre stato molto cordiale e paziente con colleghi e/o clienti, ma ora perde frequentemente e rapidamente le staffe, sembra essere intollerante a tutto: questo può essere un segno di esaurimento sul lavoro e lo sviluppare una crisi emotiva seria come quella del burnout. 

 

Può essere d’aiuto per migliorare il clima aziendale che il manager, dirigente, senior, ecc. possa riconoscere gli aspetti positivi del lavoro svolto da un dipendente. Magari pubblicamente, durante una riunione di gruppo.

 

Per prevenire o affrontare la sindrome del burnout correlato allo stress sul lavoro, chiami ora al 3356300997 il Dr. Andrea Ronconi Psicologo Psicoterapeuta a Milano, Monza, Como, Brescia e Rimini/Riccione